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Viti-vinicoltura. Non c’è alcun dubbio che la vite fu il primo prodotto dell’uomo. Precedette addirittura i cereali.

Peraltro non si spiega altrimenti il mito di Noè, il quale cominciò a curare la vite prima ancora dei cereali. Ancora oggi in Sardegna alcuni contadini producono il vino dalle uve selvatiche, quelle nate sui tralci delle foreste primarie, vecchie di 100 milioni d’anni. Ciò accade, ad es., a Badde Suelzu). Altra prova dell’arcaicità di questa produzione (risalente all’era Paleolitica) sono le etimologie dei circa 100 vitigni della Sardegna, le quali sono tutte di stampo sumerico o semitico ma sono rigorosamente sarde. Quindi non fa meraviglia che il cognome Battíno, Batzínu abbia la base etimologica nell’akk. battu(m) ‘area, regione, hinterland’ + īnu ‘vino’; Battino è uno stato costrutto e significa ‘regione vinicola’. Possiamo ben dire, insomma, che in Sardegna fin dal periodo arcaico esistevano già delle sub-regioni a vocazione viticola, la cui prima indiziata è l’Ogliastra col suo Cannonáu, ch’era ritenuto fin dalle origini il “vino nazionale” sardo, considerata la sua etimologia, l’akk. kannu ‘shoot, sapling, germoglio, alberello (di vino e di altra frutta)’ + na’û(m), niā’um ‘nostro’.
Va da sé che fin dall’età Paleolitica esistette la parola sarda inu ‘vino’, la quale soltanto in seguito assunse la b- di appoggio: binu (cfr. lat. uinum). Il mito di Noè lo si è narrato sinora con la leggerezza e noncuranza riservata alle favole, ma resta il fatto che la base etimologica del sardo inu è il sumerico in ‘abuso’, da cui u-in ‘albero dell’abuso’ (u ‘albero’); cfr. babil. īnu ‘vino’,

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