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polo sardo esiste da sempre. Ciò è confermato anche dalla facies Paleolitica presente nella Grotta di Corbeddu. Ozioso, futile e fuorviante voler discettare di eventuali aggiunte e commistioni che da allora abbiano giocato un ruolo nelle caratteristiche del popolo sardo. Qualunque testo greco che accenni ad arrivi di varia specie è da prendere con le pinze, essendo carente di riscontri testuali e privo di metodo. Dissuado quindi chi pretenda vedere in Sardegna vari strati di colonizzazioni, poiché questa visione è ascientifica. L’unica prova scientifica, l’unica capace di dimostrare l’esistenza di un popolo coeso, è quella della lingua. L’analisi linguistica dimostra l’assenza totale di colonizzazioni. Infatti la lingua sarda fece un solo blocco con la lingua sumerica. E nemmeno qui possiamo azzardare di traviare il discorso parlando di “discendenza” linguistica, poiché la lingua sumerica era – fin dalle origini – la stessa che da sempre si parlò in Sardegna: essa era la Lingua Mediterranea, fu parlata fin dall’origine della specie umana, quantomeno fin dal periodo Neanderthal. È bene che gli invaghiti della teoria delle “cicliche colonizzazioni” della terra sarda si rendano conto che in Sardegna la visione “coloniale” s’addice ad uomini con lo sguardo da talpa. Ogni accenno greco alla Sardegna è vero e insieme falso. Foneticamente veri sono i nomi dell’Isola, false le etimologie. Infatti Iqnùsa non significa ‘orma di piede’ ma “quella del Profondo Blu”, da accadico iqnû ‘lapislazzuli + -ša suffisso pronominale mediterraneo (‘quella di’). Sandaliótis non significò ‘quella del sandalo’ ma “la Guardiana dell’Occidente”, da accadico ša ‘quella, la’ + Antalî ‘Occidente’ + utû ‘guardiano’. Sardô indicò la Sardegna, ma in sumerico significava “tutta un giardino”, perché così la vedevano i navigatori delle antiche età.”